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Le microplastiche sono diventate uno degli inquinanti più diffusi del nostro tempo. Si tratta di frammenti di materiale plastico inferiori a 5 millimetri che derivano dalla degradazione di oggetti più grandi oppure vengono prodotti intenzionalmente per usi industriali. Invisibili a occhio nudo, sono ormai presenti nell’acqua, nell’aria, nel suolo e, inevitabilmente, anche nel nostro cibo.

Negli ultimi anni numerose ricerche hanno individuato microplastiche in pesci, molluschi, sale marino, miele, frutta, verdura, acqua potabile e perfino nel sangue umano, nella placenta e nei polmoni. Sebbene la ricerca stia ancora studiando gli effetti a lungo termine sulla salute, gli scienziati hanno espresso preoccupazione per la possibile azione infiammatoria di queste particelle e per la loro capacità di trasportare sostanze chimiche indesiderate.

di Lucia Cuffaro

Microplastiche in cucina: dove si nascondono e come evitarle e ridurre l’esposizione ogni giorno

Accanto all’inquinamento ambientale esiste però una fonte più vicina e quotidiana: la nostra cucina.

Molti degli oggetti che utilizziamo ogni giorno possono infatti rilasciare minuscole particelle di plastica a causa dell’usura, del contatto con il calore, dei lavaggi ripetuti o dello sfregamento meccanico. Non significa che dobbiamo buttare tutto dall’oggi al domani, ma conoscere le fonti principali ci permette di fare scelte più consapevoli e gradualmente più sostenibili.

I taglieri in plastica rappresentano una delle fonti più studiate. Ogni volta che il coltello incide la superficie vengono prodotti microscopici frammenti che possono finire direttamente negli alimenti. Più il tagliere è vecchio e segnato, maggiore è il rischio di rilascio.

Microplastiche - Tagliere plastica

Un’ottima alternativa è rappresentata dai taglieri in legno massello, come quelli in faggio, ulivo o acero. Oltre a essere durevoli, possiedono anche naturali proprietà antibatteriche se mantenuti correttamente.

Microplastiche - Tagliere di legno

Anche mestoli, spatole e cucchiai in plastica meritano attenzione. Quando vengono utilizzati per mescolare zuppe, sughi o preparazioni molto calde possono deteriorarsi lentamente, soprattutto se presentano graffi o segni di usura. Le temperature elevate accelerano infatti il degrado dei polimeri. Legno, bambù e acciaio inox rappresentano alternative robuste, durevoli e facilmente riparabili o riciclabili.

Un altro oggetto comune è lo scolapasta in plastica. L’azione combinata dell’acqua bollente, dei detergenti e degli sfregamenti quotidiani può provocare il distacco di piccole particelle. Gli scolapasta in acciaio inox, pur avendo un costo iniziale maggiore, possono durare decenni senza deteriorarsi.

Molte persone ignorano poi che alcune bustine per il tè e gli infusi sono realizzate in nylon, PET o altri materiali plastici termosaldati. L’acqua bollente può favorire il rilascio di microparticelle e nanoplastiche direttamente nella bevanda. Scegliere tè sfuso, utilizzando un infusore in acciaio inox, è una soluzione semplice che riduce sia i rifiuti sia l’esposizione alle plastiche.

 

Anche i contenitori alimentari meritano una riflessione. Conservare cibi caldi in recipienti di plastica o riscaldarli nel forno a microonde può favorire la migrazione di particelle e additivi chimici. Vetro e acciaio inox sono generalmente le opzioni più stabili e longeve per la conservazione domestica.

Particolare attenzione va riservata alla melamina, materiale spesso utilizzato per piatti, ciotole e stoviglie colorate. Sebbene sia resistente agli urti, non è ideale per temperature elevate e può deteriorarsi nel tempo. Attorno ai 70 gradi rilascia formaldeide (cancerogena!).

Per l’uso quotidiano risultano preferibili ceramica, porcellana, vetro o acciaio.

Anche le spugne sintetiche utilizzate per lavare i piatti rappresentano una fonte di microplastiche poco considerata.

Lucia Cuffaro - Luffa

Durante l’uso rilasciano microfibre che finiscono negli scarichi e, successivamente, nell’ambiente. Una valida alternativa è costituita dalle spugne di luffa, dalle spazzole in legno con setole naturali e dai panni in fibre vegetali come la luffa.

Microplastiche - Luffa

Le pellicole alimentari e alcuni imballaggi monouso possono contribuire ulteriormente all’esposizione. Il contatto con alimenti grassi o molto caldi aumenta infatti la probabilità di rilascio di particelle e sostanze chimiche. Per avvolgere gli alimenti si possono utilizzare contenitori riutilizzabili, teli cerati in cotone naturale o semplicemente piatti coperti.

Oltre alle microplastiche, molte materie plastiche possono contenere additivi utilizzati per migliorarne le prestazioni. Tra questi troviamo ftalati, bisfenoli, stabilizzanti e ritardanti di fiamma. Alcune di queste sostanze sono state studiate per i loro possibili effetti sul sistema endocrino e riproduttivo. Sebbene la normativa europea abbia limitato o vietato diversi composti particolarmente problematici, ridurre il contatto tra plastica e alimenti rappresenta comunque una scelta prudente.

La buona notizia è che non serve rivoluzionare la cucina in una sola volta. Possiamo iniziare sostituendo gli oggetti più usurati e quelli che entrano frequentemente in contatto con il calore. Un mestolo in legno, un tagliere in faggio, un contenitore di vetro o una spazzola vegetale sono piccoli cambiamenti che, sommati nel tempo, riducono sia l’esposizione alle microplastiche sia la produzione di rifiuti.

L’obiettivo non è inseguire una purezza impossibile, ma compiere scelte più consapevoli. Ogni volta che preferiamo materiali naturali, durevoli e riparabili facciamo bene alla nostra salute, al portafoglio e all’ambiente. E proprio dalla cucina, luogo simbolo dell’autoproduzione e della cura quotidiana, può partire un cambiamento concreto verso uno stile di vita più semplice e sostenibile.

Microplastiche, in sintesi:

🥣 Scolapasta in plastica

Con l’uso e l’attrito, specialmente con utensili metallici, possono staccarsi microframmenti.
🔁 Alternativa: scolapasta in acciaio inox, più resistente e sicuro.


🔪 Taglieri in plastica

I tagli ripetuti del coltello generano trucioli microscopici di plastica che finiscono nel cibo.
🔁 Alternativa: taglieri in legno (olivo, faggio, bambù) o in vetro temperato.


🍵 Bustine del tè in nylon o PET

Alcune bustine sono fatte con plastica termosaldata che, a contatto con acqua bollente, rilascia microplastiche.
🔁 Alternativa: tè sfuso con infusori in acciaio inox o bustine in fibra naturale non sbiancata.


🍲 Mestoli e cucchiai in plastica

Il contatto con cibi caldi o pentole calde può far degradare la plastica.
🔁 Alternativa: utensili in legno, bambù o acciaio inox.


🍽️ Ciotole e piatti in melamina

Materiale plastico che può degradarsi con il calore o se si usano coltelli su di esso.
🔁 Alternativa: ceramica, vetro o acciaio inox, anche per i bambini.


🧽 Spugne sintetiche per lavare i piatti

Con l’uso si consumano e rilasciano microfibre plastiche che finiscono negli scarichi.
🔁 Alternativa: spugne vegetali (es. luffa), spazzole in legno e setole naturali.


🥤 Cannucce e posate monouso

Spesso fatte di plastica leggera che si degrada facilmente e viene ingerita accidentalmente.
🔁 Alternativa: posate riutilizzabili in acciaio o bambù, cannucce in acciaio, vetro o silicone.

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